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Questa mia prima storia inizia in un modo un po’ ovvio per un racconto erotico, un modo in cui un uomo non può fare altro che servirsi della donna, l’unico scopo del racconto è quello di mostrare quale tipo di legame fisico empatico si crea fra di loro. Un’impresa ma l’immagine esternata della ragazza nuda e appesa per il polsi comunica subito uno stato di estrema assenza. Lei è una ragazza qualsiasi giapponese, si è tinta i capelli e magari pensava più alla tenerezza che a quella stretta che le avvolge i polsi. Non si accorge di essere corporalmente presente nella sua situazione fino a quando non sente che qualcuno le è vicino e la tocca. Una percezione presente. Lui le osserva un capezzolo e le allarga le natiche. Lei non può vederlo in faccia pur avendo gli occhi aperti perché lui ha la faccia coperta, solo la faccia, le strofina il sesso addosso con foga da dietro e le mormora qualcosa che lei non vuole capire. E massaggia il seno e la natica godendone. Lei a questo punto
risponde con un movimento inconsulto della gamba, senza rendersene conto grida, in mezzo al bavaglio si forma la macchia della sua saliva, e il suono è attutito, molto attutito. Non si vede il sorriso del suo malfattore, ma si sente la sua mano fare sempre più presa e scivolare nell’ano. Calma, calma ora. Copiare il sospiro che riempie la stanza e il grido che lo segue, sempre attutito.
Prima o poi ti piacerà, dice lui, intanto piacerà di più a me. Che si chiami egoismo? Che voglia dire questo questa parola, corporalmente?
Tutte e due le mani di lui sono scivolate dietro di lei sollevandola lievemente, mentre non vuole muoversi ma il gioco è facile quando non ci sono neanche le mani che la aiutino, lui scorre tranquillo intorno e dentro di lei. Senza più freno si mischiano liquidi privi di parole. Dopo uno, due minuti al massimo lei non si irrigidisce più, sente un vago calore che senza sforzo si sovrappone a tutto il resto lasciandola priva di se stessa ma ancora viva.

Dopo quest’idillio iniziale lei capisce che il corpo che le sta vicino no è quel medesimo che credeva, non è un corpo un sesso ma sono dei corpi…

La sua potrebbe anche essere una paura improvvisa, come la visione di cadere che risveglia dai sogni più profondi, ma non è così repentina come le appare. Lui stringe la sua testa sulla sua spalla, e con un minuscolo movimento delle dita accompagna le gambe durante la penetrazione. Che non dura iù di cinque secondi. Joy è eccitata e distratta, ancora solitaria ma gocciolante. Non grida più.
Lui può guardare la sua calma totale attraverso il suo corpo e non smette fino a quando non la sente gridare di nuovo. Lei lo fa per un altro motivo, lui le ha detto qualcosa qualcosa che non le piace. La stessa cosa che le aveva dett prima, ma questa volta lei ha capito.
E il suo grido nega.
Ma lui ripete con calma, stringendole dolorosamente un seno. Come se lei dovesse arrivare a non avere più la forza di rispondere.

La Nostra eroina si chiama Sally, e non è bionda d’origine è solo una fan accanita di Marilin Monreo. E non cambierebbe il neo finto neanche per una vacanza, a meno che non sia a Hollywood. Quando si corica non pensa certo alla casa, non è una di quelle paranoiche che popolano le case familiari dove il gas deve essere categoricamente spento quando si va a letto e le finestre chiuse quando si esce. La sua casa era tutt’altro che protetta ma il suo sonno del tutto ignaro mentre un’ombra l’ammanettava portandole le braccia sopra la testa. E lei troppo pigra per gridare, prima ancora di aprire gli ochhi, ma quando ormai li aveva aperti vide solo due pupille nere e due iridi indistinguibilmente scure e vicine che la osservavano e basta.mentre altre mani provenienti da chissà dove le impedivano di parlare. Poi? Poi cenrto, ci sono tanti particolari, molti inconsistenti e sconnessi come la morbidezza delle lenzuola sulle sue guance, e poi i suoi sforzi e la maglietta che perse e sem
pre tutte quelle presenze esclusivamente corporee che da un lato la trasportavano dentro una realtà che andava oltre il parlare, il farsi capire, il condividere, mentre aveva molto più a che fare un semplice essere qualcosa, rimanere nel proprio posto e fare solo quello che il destino ci ha imposto, questo pensava Sally mentre si accorgeva di non avere alcuna alternativa.

La maglietta le venne sollevata fin sotto i seni e da lì andava a coprire direttamente la sua bocca al di sopra del bavaglio che ormai era diventato inservibile..le mani la sollevavano per i seni e poi si allontanavano per strappare qualche lenbo di lenzuolo o di stoffa, mentre lei era ancora piena di paura. Le sue mani vennero slegate e rilegate, così i suoi piedi, e qualcuno le domandò qualcosa, girandola di nuovo verso il letto…
Non aveva idea di cosa le stessero chiedendo, aveva qualcosa a che fare con la sua vita forse, non voleva rispondere comunque, non lo fece, si lasciò trasportare da altre percezioni, schiaffi sulle natiche, qualche complimento percezioni liquide, la mano che comincia la sua esplorazione. Sally si accorge solo adesso di essere drogata, solo ora si accorge di far fatica a tenere gli occhi aperti, solo ora che sul suo letto vede i suoi capelli diventare veramente biondi e la sua pelle veramente rosa e tutto il resto fosforescente.
Ovviamenter quando lo realizza si sente così inevitabilmente stance che non pensa neanche che possa esistere una lucidità, dentro di lei, non si acorge di quando la maglietta va in frantumi perché è troppo presa a difendersi da tutto il resto delle sensazioni che non deve sentire. La vagina impietosita dal disprezzo con cui viene toccata, così la sua pelle rossa. E nel volersi difendere lei si mette sempre più nelle mani delle sue ombre.

Gli porgasmi a questo punto arrivano uno dietro l’altro, amplificati, resi estenuanti ma Sally è ancora distesa sul suo letto. E’ ancora al suo posto. Mentre la sua vagina sente un attimo di respiro, e analizza la temperatura nterna. Sally ricade. Si chiede come sia possibile che nessuno se ne accorga.
I pensieri continuano a scuoterla così da ore, si ribella di nuovo, riesce pur a muoversi! Si dice. MA i suoi movimenti cominciano infine a seguire il persrso tracciato dalle mani dei suoi aggressori su di lei. Le gambe si allargano con le prime due dita e il resto della mano sta già vantando la sua vittoria sulla libertà della vagina di Sally. Una voce, questa volta perentoria, la raggiunge, un fazzoletto lievita nelle mani vaganti e le atterra di nuovo in bocca, e perdere conoscenza è tutto il ristoro che queste mani le assegnano portandola via da casa sua.